Oi pessoal, aqui vai um primeiro texto sobre a história de Morano Calabro em italiano, retirado do site www.ilnibbio.it, um museu muito legal em Morano Calabro:
Morano - Moranum del II secolo a.C., poi Murano e Morano fino al 1863 allorché un decreto reale fece aggiungere il termine Calabro - è davvero città da scoprire, come nella pubblicazione così intitolata del Touring: «paese ordinatamente abbarbicato alla montagna con il castello sulla sommità e le case assestate una sull'altra, che creano uno scenario senza riscontri a questa dimensione in Calabria».
Nell'Annuario Italiano del 1875 Morano compariva con 8.910 abitanti (quando Cosenza, con Donnici, ne contava 15.962 e Castrovillari 9.396), ma allora si era già verificato il depauperamento post-unitario con una intensa emigrazione: sì ché nella prima metà dell'Ottocento la popolazione doveva aggirarsi intorno ai 12.000; oggi conta 5.200 abitanti.
All'ingresso dell'abitato è la quattrocentesca chiesa di San Bernardino, il Patrono, col portale gotico, ad una navata con soffitto carenato alla veneziana. Sono da visitare la Chiesa Collegiata della Maddalena - ricostruita su un tempio precedente nel Cinquecento, ristrutturata nel Settecento e la cui facciata è stata terminata nell'Ottocento - che alloggia pregevoli statue del Gagini e, provvisoriamente, il polittico di B. Vivarini (1477), datato e firmato. A mezzo del paese la chiesa di San Nicola, edificio quattrocentesco sull'antico Soccorpo, forse luogo di culto protocristiano. Dalla piazza della Maddalena, presso la chiesa, si può salire con l'auto alla chiesa di San Pietro, alta col suo campanile quadrato e robusto sulla vetta del paese. Ivi due statue, raffinate ed eleganti di Pietro Bernini, il padre del celebre Gianlorenzo; una statua monumentale di San Carlo Borromeo; un magnifico coro ligneo fratello di quello della Maddalena. Dopo una breve sella l'altra vetta del contrafforte, con i ruderi imponenti del Castello: antico forte e torrione, forse di epoca romana, ampliato quale castello normanno-svevo nel Duecento, rifatto intorno al Cinquecento, pienamente abitato nella prima metà del Settecento, agibile fino ai primi dell'Ottocento, poi abbandonato e degradato all'abolizione della feudalità (1800), forse saccheggiato e depredato, poi intorno al 1910 scavato nei possenti sotterranei per alloggiarvi l'acquedotto comunale. Nella parte anteriore del vecchio caratteristico abitato si è sviluppato e si sta sviluppando un quartiere nuovo - da via Porto Alegre per contrada San Jacopo -, in contrasto col vecchio impianto scenografico, segnalato dal Touring e sempre ammirato dai turisti: ma contrasto vivace e significativo che presenta un senso di modernità, di attualità, di operosità, di svilupopo.